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Antiepilettici su misura

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1 Antiepilettici su misura il Sab Nov 22, 2008 1:46 am

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Antiepilettici su misura
Nuovi approcci per migliorare diagnosi e risposta ai farmaci
Diagnosi neonatali più semplici e dosaggi dei farmaci antiepilettici su misura per ogni paziente: queste le prospettive future che due recenti ricerche sull'epilessia lasciano intravedere. La prima realizzabile con un modello matematico (al momento in attesa di brevetto) da applicare alle indagini cliniche per tradurre i risultati complessi in maniera semplice, classificandoli in una scala numerica; la seconda grazie ai recenti progressi della farmacogenomica.

Confusione mentale e problemi di linguaggio sono sintomi evidenti di una crisi epilettica nelle persone adulte, ma spesso sono difficili da discriminare nei bambini di pochi mesi. L'unico test sicuro usato finora per la diagnosi dell'epilessia nei neonati è l'elettroencefalogramma (EEG), un'indagine costosa e di non facile interpretazione per medici o infermieri con poca esperienza. "Un neurologo pediatra esperto sa sicuramente distinguere un neonato soggetto a epilessia da uno sano, leggendo i risultati dell' EEG" spiega Deng-Shan Shiau dell'Università della Florida, uno degli autori dello studio. "Se il neonato ha disturbi molto lievi, allora il tracciato presenta solo piccoli segmenti con andamento anormale, che sono difficili da cogliere nella totalità dell'esame. Ecco quindi che un'analisi quantitativa dei risultati dell'EEG aiuterebbe i dottori a identificare i segmenti atipici, che altrimenti potrebbero sfuggire, e a fare una diagnosi accurata del paziente".

In occasione del congresso annuale delle Società Accademiche di Pediatria a Washington, negli Stati Uniti, i ricercatori americani hanno presentato lo studio condotto su 35 bambini nel primo mese di vita, di cui 23 perfettamente normali. Gli scienziati hanno dimostrato come, interpretando in chiave statistica i risultati degli esami clinici sull'attività cerebrale dei bambini, erano in grado di indicare con precisione i soggetti a rischio di attacchi epilettici.

In pratica, il tracciato elettroencefalografico viene tradotto sottoforma di valori numerici: un punteggio pari a 20, per esempio, è indicativo di un'attività cerebrale normale, mentre un punteggio pari a dieci della presenza di crisi epilettche. "L'indagine dell'attività elettrica cerebrale dei neonati, con un'interpretazione così semplice e capillare, permetterebbe di identificare anomalie anche molto lievi che potrebbero compromettere lo sviluppo cerebrale normale" commenta Gregory Holmes del Dipartimento di neurologia della Medical School di Dartmouth, negli Stati Uniti.

La seconda novità è il frutto di uno studio inglese condotto di ricercatori dell'University College di Londra, che hanno indagato le basi della risposta individuale ai comuni farmaci antiepilettici. Il dosaggio è critico per i pazienti che assumono questi farmaci, perchè i benefici sulla malattia e gli effetti collaterali (mal di testa, depressione, aumento delle crisi) sono molto variabili da persona a persona: a volte i medici impiegano mesi prima di rintracciare la dose corretta di farmaco per ogni paziente. Lo studio mette in relazione il dosaggio utilizzato per due farmaci antiepilettici piuttosto comuni e poco costosi, quali la fenitoina e la carbamazepina, con alcune variazioni dei geni responsabili del loro metabolismo nell'organismo. In particolare, è stato studiato il gene codificante per il citocromo CYP2C9, coinvolto nel metabolismo della fenitoina, dimostrando che una particolare variazione genica era riscontrabile nei pazienti che assumevano la più alta dose del farmaco. Inoltre, una particolare variante del gene SCN1A, che codifica per una proteina del cervello bersaglio di entrambi i farmaci, si è riscontrata più frequentemente nei pazienti che assumevano le dosi più alte dei due principi attivi.

Come precisano gli stessi autori, le basi della risposta ai farmaci antiepilettici vanno approfondite ed è prevedibile che i geni coinvolti siano molti di più. L'obiettivo è quello che si pone, più in generale, la farmacogenomica: la possibilità di predire, in base al corredo genetico del paziente, quali farmaci usare e a quale dosaggio, per avere il massimo della resa a fronte di effetti collaterali minim

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